L’imposizione forfettaria svizzera – spesso indicata a livello internazionale come lump-sum taxation o expenditure-based taxation – ha attirato per anni molti nuovi residenti facoltosi. Il principio di base sembra semplice: non si parte dal reddito mondiale effettivo, bensì dal tenore di vita e dalle spese. Nella pratica, però, il modello è diventato nettamente più complesso. E per alcune nazionalità oggi non è più, da tempo, la soluzione elegante che spesso viene presentata come tale.
Per i tedeschi, in particolare, il punto è importante: l’imposizione forfettaria non è stata abolita in Svizzera in generale, ma dal punto di vista delle convenzioni contro le doppie imposizioni (CDI) funziona in modo molto più limitato rispetto al passato, soprattutto se si vogliono utilizzare i benefici convenzionali. Chi, pur essendo tassato forfettariamente in Svizzera, intende far valere vantaggi previsti da determinate CDI deve soddisfare requisiti aggiuntivi e, a seconda della situazione, incontra limitazioni. Proprio per questo, per i tedeschi in molte configurazioni non è più la soluzione standard di un tempo. Restrizioni simili valgono anche per altri Paesi come Austria, Belgio, Francia, Italia, Norvegia, Canada e Stati Uniti.
Ufficialmente si tratta di una tassazione semplificata per cittadini stranieri che vivono in Svizzera, non svolgono attività lucrativa e, per la prima volta o dopo almeno dieci anni di assenza, stabiliscono nuovamente un domicilio fiscale in Svizzera. Chi diventa cittadino svizzero o inizia un’attività lavorativa in Svizzera perde l’accesso a questa forma d’imposizione. Le aliquote ordinarie continuano ad applicarsi: cambia solo il modo in cui viene determinata la base imponibile.
L’imposta viene calcolata sul dispendio annuo di vita del contribuente e dei familiari a carico, in Svizzera e all’estero. Inoltre esistono valori minimi e un calcolo di controllo: l’imposta non può essere inferiore a quella ordinaria calcolata su determinati redditi svizzeri e sui redditi per i quali, in base a una CDI, si richiede uno sgravio. Proprio questo calcolo di controllo è il punto in cui molti casi transfrontalieri si complicano e cambiano esito.
L’imposizione forfettaria è da anni oggetto di controversia politica in Svizzera. Zurigo l’ha abolita, a seguito di un referendum, dal 1° gennaio 2010. Altri cantoni – Basilea Città, Sciaffusa e Appenzello Esterno – hanno seguito. A Basilea Campagna, invece, la tassazione secondo il dispendio non è stata abolita del tutto, ma è possibile solo nell’anno di trasferimento fino alla fine del periodo fiscale in corso. Altri cantoni hanno mantenuto la tassazione secondo il dispendio, in parte con requisiti più severi, in particolare Lucerna, San Gallo e Turgovia. Poiché la prassi cantonale differisce, ogni caso dovrebbe essere valutato individualmente nel cantone interessato.
Ciò significa: già all’interno della Svizzera la situazione non è ovunque identica. Chi si occupa dell’argomento deve considerare non solo il diritto federale, ma anche il singolo cantone. Un’affermazione generica come "In Svizzera si può semplicemente essere tassati forfettariamente" oggi è, semplicemente, troppo approssimativa.
Il vero punto sensibile, però, non sta nella Svizzera in sé, bensì nell’interfaccia con le convenzioni contro le doppie imposizioni (CDI). Secondo un documento ufficiale della Segreteria di Stato svizzera per le questioni finanziarie internazionali, le persone tassate forfettariamente sono in linea di principio considerate residenti in Svizzera. Tuttavia, per determinate CDI, l’imposta sul reddito svizzera di una persona fisica deve soddisfare requisiti minimi affinché tale persona possa effettivamente far valere i benefici convenzionali. In quel documento sono menzionati esplicitamente Belgio, Germania, Francia, Italia, Canada, Austria, Norvegia e Stati Uniti.
Questo è il cuore del problema. Il modello non è dunque "vietato" per i tedeschi, ma dal punto di vista convenzionale è diventato molto meno attraente per loro quando entrano in gioco redditi tedeschi, patrimonio tedesco o ritenute alla fonte tedesche. Lo stesso vale, in termini analoghi, anche per persone con legami con Austria, Belgio, Italia, Francia, Norvegia, Canada e Stati Uniti. In tutti questi casi, il classico status svizzero di tassazione forfettaria spesso non basta per ottenere automaticamente tutti i vantaggi delle CDI.
Nei casi tedeschi il tema è così presente perché molti emigranti di lingua tedesca non si trasferiscono in Svizzera con un taglio netto e "pulito". Spesso restano patrimoni, distribuzioni, partecipazioni, pensioni, immobili o altri redditi di fonte tedesca. Non appena si vogliono utilizzare gli sgravi previsti dalla CDI Germania–Svizzera, la questione diventa delicata. Infatti, in tali situazioni, la Svizzera richiede in sostanza che determinati redditi esteri vengano inclusi nel calcolo di controllo svizzero.
Proprio per questo molti consulenti oggi dicono in modo semplificato: "Per i tedeschi l’imposizione forfettaria classica non è più un vero modello." Sul piano giuridico è un’affermazione troppo generalizzata, ma in pratica spesso coglie il punto. Chi, da tedesco, si trasferisce in Svizzera e vi vive con tassazione forfettaria non ottiene più automaticamente la combinazione di un tempo tra regime speciale svizzero e pieno utilizzo delle CDI.
Se si presenta la questione in modo corretto, quindi, non si dovrebbe parlare solo della Germania. Attualmente sono particolarmente rilevanti questi Paesi:
Germania – fortemente limitata, non appena si considerano redditi tedeschi e benefici CDI.
Austria – anch’essa nel gruppo degli Stati con requisiti CDI più stringenti.
Belgio – indicato esplicitamente tra i Paesi con requisiti speciali.
Francia – anche qui la sola imposizione forfettaria non garantisce automaticamente il pieno "comfort" CDI.
Italia – stessa tematica; i vantaggi convenzionali richiedono una presa in carico fiscale più ampia in Svizzera.
Norvegia, Canada, USA – anch’essi menzionati ufficialmente in questo gruppo.
La sfumatura importante, dunque, è questa: per questi Paesi l’imposizione forfettaria non è necessariamente "sparita", ma non è più utilizzabile in modo libero e spensierato se si considera anche l’aspetto convenzionale.
Nonostante ciò, l’imposizione forfettaria svizzera non è morta. Può restare interessante per persone straniere facoltose che:
si trasferiscono in Svizzera per la prima volta o dopo una lunga assenza,
non lavorano sul posto,
non devono integrare redditi di fonte estera complessi provenienti da Stati CDI problematici,
e cercano soprattutto un contesto fiscale stabile e prevedibile in un determinato cantone.
Soprattutto per persone senza forti intrecci con gli Stati citati, il modello può ancora funzionare. Ma questo è ben diverso dalla vecchia narrazione di marketing secondo cui "la Svizzera" sarebbe, in generale, aperta agli HNWI internazionali e risolverebbe tutti i problemi. Oggi non è più così.
Spesso si dimentica che l’imposizione forfettaria viene applicata in modo diverso a livello cantonale. Inoltre: non tutti i cantoni svizzeri vogliono sostenere politicamente questo modello con la stessa determinazione. Il fatto che diversi cantoni abbiano abolito del tutto la regola mostra che, internamente, la Svizzera non si presenta affatto in modo uniforme. Chi quindi si affida solo a un articolo generico sulla Svizzera rischia rapidamente di farsi un’idea sbagliata.
L’imposizione forfettaria svizzera esiste ancora, ma oggi è un modello molto più ristretto e tecnico rispetto al passato. Per i tedeschi non è scomparsa completamente, ma in molti casi rilevanti nella pratica non è più la soluzione desiderata di un tempo, perché il lato convenzionale limita fortemente i vantaggi. Lo stesso vale anche per persone con collegamenti con Belgio, Francia, Italia, Austria, Norvegia, Canada e Stati Uniti.
Chi si occupa dell’argomento, quindi, non dovrebbe chiedersi: "Esiste ancora l’imposizione forfettaria in Svizzera?" La domanda migliore è: "Posso ancora utilizzarla in modo sensato, considerando il mio Paese d’origine e le mie fonti di reddito?"
È proprio qui che il marketing si separa dalla vera pianificazione fiscale.