Il nuovo mondo della finanza digitale: queste 5 banche puntano sulle criptovalute
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Il nuovo mondo della finanza digitale: queste 5 banche puntano sulle criptovalute

Il nuovo mondo della finanza digitale: queste 5 banche puntano sulle criptovalute
28 nov 2025

Per molto tempo le criptovalute sono state una spina nel fianco per le banche tradizionali. Bitcoin e simili avevano piuttosto la reputazione di essere solo un giocattolo per nerd della tecnologia o strumenti di speculazione rischiosi.

Questa opinione, finora dominante, è però cambiata drasticamente. Sempre più grandi istituti finanziari in tutto il mondo considerano le valute digitali e la tecnologia blockchain come fattori che determineranno il futuro del denaro. Per questo motivo, banche da New York a Francoforte fino a Parigi sviluppano soluzioni proprie per giocare un ruolo nel mercato finanziario digitale.

Di seguito analizziamo più da vicino cinque banche internazionali che in questo ambito spiccano in modo particolare. Stanno effettuando investimenti di milioni per costruire infrastrutture crypto e piattaforme di trading e per sviluppare coin digitali proprietarie.

Cambio di paradigma nel banking tradizionale: perché le banche ora puntano sul crypto

Investitori istituzionali e clienti privati con grandi patrimoni richiedono ormai sempre più spesso servizi crypto alle banche. Poiché nessuna banca vuole lasciare questi affari redditizi a fornitori specializzati, nel tempo hanno sviluppato soluzioni proprie.

Un vantaggio, in particolare, risulta molto convincente: la tecnologia blockchain rende i pagamenti transfrontalieri più rapidi e più economici. Questo è anche un chiaro vantaggio competitivo. Con la nuova regolamentazione UE MiCA vengono ora definite regole chiare, riducendo il rischio per le banche e per i loro clienti.

JPMorgan ha già sviluppato la propria coin digitale e tramite essa ha già regolato miliardi. Nel settore delle obbligazioni, Goldman Sachs le ha tokenizzate, permettendo di regolarle in pochi secondi invece che in giorni. Per restare competitivi, le banche sono sotto pressione. O integrano le criptovalute oppure perdono il passo con il nuovo mondo della finanza digitale. Vediamo ora più da vicino le singole banche.

1) JPMorgan Chase: pioniere con JPM Coin e infrastruttura blockchain

Come accennato sopra, JPMorgan ha sviluppato la propria coin digitale. Questa banca è stata una delle prime grandi banche a creare denaro digitale proprietario. Come funziona JPM Coin? La si può immaginare come uno stablecoin ancorato al dollaro, che consente ai grandi clienti corporate di trasferire denaro 24 ore su 24. Il vantaggio: niente attese nei weekend o di notte.

La banca utilizza la sua piattaforma interna Onyx, basata su Quorum/Ethereum. Grazie a questo sviluppo, JPMorgan ha dimostrato che la tecnologia blockchain non è interessante solo per i fan di Bitcoin, ma può anche rinnovare il classico business con la clientela corporate. Attraverso questa infrastruttura digitale vengono già movimentati miliardi.

2) Goldman Sachs: tokenizzazione e piattaforme per asset digitali

Presso Goldman Sachs, prodotti finanziari tradizionali come le obbligazioni vengono già rappresentati su una blockchain. Il termine tecnico è tokenizzazione. Con la piattaforma proprietaria GS DAP™ (Digital Assets Platform) un’intera emissione obbligazionaria può essere gestita in meno di 60 secondi. In passato spesso richiedeva giorni. Il beneficio principale: enorme risparmio di tempo e costi.

Dal 2025 questa tecnologia è accessibile anche ad altre banche, quindi non viene usata solo per le operazioni interne. In questo modo Goldman Sachs mostra di puntare su un futuro digitale dei mercati dei capitali. Non si tratta solo del trading di criptovalute, ma anche della modernizzazione di base di come i titoli vengono emessi e negoziati. Così la banca si posiziona come fornitore di infrastrutture per l’intero settore finanziario.

3) BNP Paribas: consorzio europeo di stablecoin

BNP Paribas è coinvolta in prima linea nell’integrazione di asset digitali regolamentati in Europa. Particolarmente determinante è la joint venture AllUnity (con DWS e Flow Traders). Questa emette, sotto la regolamentazione MiCA, uno stablecoin in euro completamente collateralizzato.

Inoltre BNP Paribas utilizza l’interoperabilità blockchain del Canton Network e la piattaforma Onyx di JPMorgan menzionata in precedenza. In questo modo, pagamenti transfrontalieri e tokenizzazioni (ad es. di titoli di Stato) possono essere regolati in tempo reale. 

In contrasto con soluzioni isolate, la banca punta su standard industriali per collegare la moneta digitale di banca centrale (vCBDC) e la moneta bancaria privata. L’obiettivo? Un’infrastruttura finanziaria efficiente, disponibile 24/7, che rispetti i più elevati requisiti europei di sicurezza e compliance.

4) Deutsche Bank: stablecoin in euro con licenza di moneta elettronica

Deutsche Bank ha sviluppato uno stablecoin in euro dotato di una licenza ufficiale di moneta elettronica. Questa licenza è importante perché assoggetta il denaro digitale alle stesse regole rigorose della moneta elettronica su carte prepagate o servizi di pagamento digitali. Ogni euro digitale è quindi coperto da denaro reale che la banca deve detenere.

Lo stablecoin in euro non è stato però sviluppato in silenzio, bensì tramite la joint venture AllUnity. Di questa joint venture fanno parte Galaxy e Flow Traders. Lo stablecoin è stato lanciato il 31 luglio 2025.

L’obiettivo della più grande banca privata tedesca è assumere un ruolo di primo piano nel mercato europeo dei pagamenti digitali. Le transazioni possono così essere più rapide ed essere regolate anche al di fuori dei normali orari di apertura. Deutsche Bank combina quindi la sicurezza bancaria tradizionale con la moderna tecnologia blockchain.

5) DZ Bank: prima banca cooperativa tedesca con piattaforma di trading crypto

DZ Bank ha già ottenuto, alla fine del 2023, l’approvazione ufficiale della BaFin per la sua piattaforma crypto dal nome poco creativo “Kryptoverwahrplattform der DZ Bank”. In questo modo può rivolgersi a milioni di clienti delle Volksbanken Raiffeisenbanken. Nel marketing delle singole Volksbank locali, il nome “mein Krypto” è un po’ più creativo. Il rollout verso le Volksbanken e Raiffeisenbanken affiliate è in pieno svolgimento dal 2024/2025.

Cosa può fare la piattaforma? I clienti retail possono negoziare direttamente Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Cardano. In questo modo non devono passare a exchange esterni. È particolarmente interessante per il target delle Volksbank, generalmente meno avventuroso e più incline a fidarsi della propria banca di riferimento.

Con questo adattamento al mondo della finanza digitale, DZ Bank ha dimostrato che anche le banche cooperative, con il loro approccio tradizionale, possono compiere il salto nell’era digitale. Ciò evidenzia anche la pressione competitiva a cui sono sottoposte persino le banche più tradizionali a causa dello sviluppo rapidissimo. Le criptovalute non potevano più essere ignorate o demonizzate e quindi le banche hanno dovuto offrire ai clienti un modo sicuro e regolamentato per investire in valute digitali.

Quadro normativo per i fornitori crypto come catalizzatore

Per l’avvicinamento delle banche alle criptovalute è rilevante il regolamento UE MiCA. Questo ha cambiato le carte in tavola e ha ridotto sensibilmente l’incertezza giuridica esistente fino ad allora. Prima, le banche non sapevano mai davvero cosa fosse consentito e quali sanzioni potessero incombere.

Con il regolamento MiCA è stato possibile creare per la prima volta regole uniformi per l’intero mercato europeo. Ciò che per alcuni è un vantaggio, per altri è uno svantaggio. Questo vale soprattutto per i provider crypto più orientati alla libertà. Infatti ora devono richiedere licenze, rispettare standard di tutela dei consumatori e sottoporsi a controlli regolari.

Tutto questo suona come burocrazia, e lo è. Ma per le banche è un vantaggio. Ora possono offrire servizi crypto senza timore di problemi legali. Inoltre, regole chiare riducono il rischio e offrono sicurezza sia alle banche sia ai clienti.

Per questo motivo, per i trader attivi le piattaforme specializzate restano spesso più efficienti in termini di costi. Se però si è un po’ più conservatori e tradizionalisti e si dà valore all’integrazione nel deposito esistente, a referenti personali e alla massima sicurezza regolamentare sotto MiCA, allora i sovrapprezzi pesano meno. Il beneficio principale nelle banche che hanno integrato le criptovalute, nel 2026, è spesso l’approccio “tutto da un unico fornitore”. Quest’ultimo può ridurre sensibilmente l’onere amministrativo per la dichiarazione dei redditi.

 
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FAQ

I miei crypto-asset in banca sono sicuri quanto i depositi tradizionali?

È vero che le criptovalute non rientrano nel sistema legale di garanzia dei depositi, che protegge la liquidità fino a 100.000 euro. Tuttavia, gli investitori godono comunque di un elevato livello di sicurezza. Come è possibile? Secondo il diritto tedesco (§ 67 KWG) e il regolamento europeo MiCA, i crypto-asset custoditi sono considerati separabili in caso di insolvenza bancaria. In altre parole, appartengono giuridicamente al cliente e non rientrano nella massa fallimentare.

Gli asset vengono custoditi dalle banche in wallet ad altissima sicurezza, soggetti a requisiti regolamentari altrettanto stringenti. Il rischio emittente delle banche è ridotto al minimo, poiché sono obbligate a tenere il patrimonio dei clienti rigorosamente separato dal proprio bilancio. Come investitore, però, è bene prestare attenzione ai dettagli della custodia (ad es. cold storage vs hot wallet). Il motivo: la protezione dagli attacchi hacker dipende dall’implementazione tecnica della singola banca.

Le banche applicano commissioni più alte rispetto agli exchange crypto specializzati?

Era prevedibile che le banche tradizionali spesso richiedano (ancora) commissioni più elevate rispetto agli exchange crypto specializzati. Tuttavia, la differenza si sta riducendo con l’ingresso sul mercato di grandi broker. Il divario di costo resta comunque evidente. Gli exchange crypto come Kraken o Bitvavo applicano commissioni di circa lo 0,1–0,4%, mentre le banche con filiali in genere tra l’1% e il 2,5% per transazione. In più, presso le banche spesso si aggiungono lo spread e, in parte, commissioni annue di custodia. Questi costi possono essere compensati da servizi fiscali integrati (come il reporting automatizzato secondo DAC8).

Quali servizi crypto offrono concretamente le banche tradizionali?

Come si può già immaginare, le offerte variano molto tra gli istituti. Alcune banche si concentrano solo sulla pura custodia. I pionieri (ad es. DZ Bank o Deutsche Bank), invece, consentono ormai l’acquisto e la vendita diretta di asset blue-chip come Bitcoin ed Ethereum tramite il consueto online banking. Supportati dalla regolamentazione MiCA, anche sempre più istituti osano offrire il trading di tokenized assets (titoli digitali).

Stanno acquisendo importanza anche i servizi di staking. Tuttavia, a causa di requisiti fiscali e legali complessi, vengono spesso gestiti tramite partner specializzati. Il contrasto con il passato è notevole: oggi il trading diretto di coin è spesso disponibile quanto i certificati crypto (ETP). Qui però ci sono differenze nell’integrazione. Solo con un’integrazione completa, infatti, le disponibilità crypto risultano riportate in modo automatizzato nel rendiconto annuale del deposito ai fini fiscali. Come potenziale cliente, dovrebbe quindi verificare con attenzione se la banca offre una soluzione “full service” con report fiscale, oppure solo l’accesso a un marketplace esterno.

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