Chi lasciava la Francia finora, di norma presumeva che con il trasferimento all’estero cessasse anche l’obbligo fiscale illimitato, a condizione che il centro degli interessi vitali fosse stato spostato correttamente fuori dal Paese. Questo principio di base resta valido. Tuttavia, con la legge di bilancio 2026 la Francia ha introdotto una nuova disciplina fiscale che riguarda redditi particolarmente elevati e che, per la prima volta, si collega esplicitamente alla cittadinanza francese.
In questo modo la Francia si muove in parte verso un “principio di imposizione universale”, finora noto soprattutto negli USA, anche se in forma molto più limitata e mirata ai redditi molto alti.
La domanda ora è: chi ne è interessato e cosa vale davvero dopo il trasferimento?
Nel quadro del Projet de loi de finances pour 2026 è stato approvato un aggiunta all’articolo 4 bis del Code général des impôts. Essa prevede che i cittadini francesi, a determinate condizioni, possano essere ancora assoggettati a imposizione in Francia per un periodo di dieci anni anche dopo il trasferimento all’estero.
La regola si applica solo se più condizioni sono soddisfatte contemporaneamente:
cittadinanza francese
almeno tre anni di residenza fiscale in Francia nei dieci anni precedenti il trasferimento
trasferimento in uno Stato la cui imposizione è di oltre il 40% inferiore al livello francese
reddito superiore a cinque volte il plafond annuo della previdenza sociale (attualmente oltre 230.000 € annui)
Il punto decisivo è: l’imposizione riguarda solo la parte di reddito che supera tale soglia. Non si tratta quindi, esplicitamente, di una tassazione generalizzata basata sulla cittadinanza per tutti i francesi all’estero.
Inoltre è prevista la detrazione/imputazione dell’imposta pagata nello Stato di residenza. Non dovrebbe dunque nascere una doppia imposizione “classica”, bensì una sorta di imposizione integrativa fino al livello francese.
No. La Francia non introduce un sistema completo di tassazione basata sulla cittadinanza.
Mentre gli USA, in linea di principio, tassano tutti i cittadini indipendentemente dalla residenza, il modello francese è:
dipendente dal reddito
limitato nel tempo a dieci anni
ristretto ai Paesi a bassa imposizione
applicabile solo ai redditi molto elevati
Si tratta di una misura mirata per contrastare l’“exil fiscal”, cioè i trasferimenti motivati fiscalmente di persone molto facoltose.
La nuova disciplina non sostituisce l’Exit Tax esistente.
L’Exit Tax continua ad applicarsi in presenza di partecipazioni rilevanti o di un consistente patrimonio mobiliare, quando le plusvalenze latenti al momento del trasferimento vengono tassate in via presuntiva. Essa riguarda gli asset patrimoniali.
La nuova regola della legge di bilancio francese 2026, invece, riguarda i redditi correnti, quindi redditi da lavoro, redditi di capitale o redditi patrimoniali oltre la soglia indicata.
In teoria entrambi i sistemi possono operare in parallelo, ma riguardano fatti imponibili differenti.
La nuova disciplina si collega a Stati la cui imposizione è di oltre il 40% inferiore al livello francese.
Non esiste un elenco fisso di Paesi, bensì un calcolo comparativo basato sull’imposizione effettiva di:
redditi da lavoro
redditi di capitale
redditi patrimoniali
Che un Paese rientri o meno dipende quindi dal profilo fiscale concreto. Tipicamente sono nel mirino i classici Paesi a bassa imposizione o gli Stati senza imposta sul reddito.
All’interno dell’UE, in molti casi l’applicazione dovrebbe essere limitata dalle convenzioni contro le doppie imposizioni.
Per la grande maggioranza dei cittadini francesi all’estero, con la nuova disciplina di fatto non cambia nulla. La tassazione basata sulla cittadinanza approvata con la legge finanziaria 2026 è infatti strutturata espressamente in funzione del reddito e richiede più presupposti cumulativi.
Chi resta sotto la soglia di reddito rilevante, non si trasferisce in uno Stato con imposizione sensibilmente più bassa oppure non soddisfa i requisiti temporali di residenza, non rientra in questa nuova disposizione.
In tali casi continua ad applicarsi il sistema classico dell’obbligo fiscale limitato. Ciò significa: vengono tassati solo i redditi con collegamento alla Francia, ad esempio canoni di locazione da immobili situati in Francia o determinati proventi finanziari da fonti francesi.
La sola cittadinanza francese, da sola, non fa scattare un obbligo fiscale aggiuntivo per livelli di reddito medi.
L’orientamento politico della nuova disciplina è chiaramente rivolto ai redditi molto elevati. Mira in particolare a intercettare i casi in cui redditi consistenti vengono spostati in Stati con un carico fiscale sensibilmente inferiore.
Per lavoratori dipendenti tipici, pensionati o imprenditori con redditi moderati, il sistema precedente rimane sostanzialmente invariato.
La direzione politica punta in modo netto sui redditi molto elevati.
A prescindere dalla tassazione basata sulla cittadinanza appena introdotta, gli strumenti fiscali esistenti restano pienamente in vigore. Tra questi, in particolare, l’Exit Tax, che scatta in presenza di partecipazioni rilevanti e intercetta le plusvalenze latenti al momento del trasferimento. Questa norma continua a riguardare il patrimonio, non i redditi correnti.
Resta inoltre invariata l’imposizione dei redditi di fonte francese. Chi, dopo il trasferimento, continua a locare immobili in Francia o a detenere partecipazioni in società francesi può continuare a essere soggetto a imposizione in Francia.
Lo stesso vale per l’imposta sul patrimonio immobiliare (IFI), qualora il patrimonio immobiliare netto situato in Francia superi la soglia prevista dalla legge.
Anche in materia di imposta di successione e donazione continuano a sussistere criteri di collegamento legati a precedenti periodi di residenza o alla localizzazione dei beni in Francia.
La nuova disciplina non sostituisce questi meccanismi, ma li integra. Aggiunge un ulteriore tassello al sistema esistente, calibrato in modo mirato su determinate situazioni di contribuenti ad altissimo reddito.
La motivazione dell’emendamento in questione chiarisce che la misura serve soprattutto a contrastare i trasferimenti motivati fiscalmente.
Il legislatore argomenta con l’obiettivo di ridurre l’evasione/fuga fiscale, evitare il cosiddetto “dumping fiscale” e rafforzare la sovranità tributaria della Francia. Secondo questa logica, i redditi particolarmente elevati non dovrebbero potersi sottrarre al livello di imposizione francese con il solo cambio di residenza.
Al contempo, nel dibattito politico si sottolinea che la disciplina dovrebbe restare compatibile con le convenzioni contro le doppie imposizioni e non creare un doppio carico pieno.
L’introduzione di questa tassazione mirata basata sulla cittadinanza si inserisce così in un dibattito europeo più ampio, in cui si discute sempre più spesso se e come gli Stati possano tassare redditi molto elevati anche dopo un trasferimento di residenza.
In pratica significa: mentre per la maggioranza dei francesi all’estero cambia poco, per i cittadini molto facoltosi aumentano sensibilmente le esigenze di pianificazione e di verifica.
Per i cittadini francesi molto facoltosi che pianificano un trasferimento di residenza in Paesi a bassa imposizione, la pianificazione fiscale diventa decisamente più complessa.
In particolare occorre verificare:
ammontare dei redditi futuri
Paese di destinazione e relativo carico fiscale effettivo
durata della precedente residenza in Francia
possibile imputazione delle imposte estere
interazioni con l’Exit Tax
In futuro, per redditi molto elevati, un semplice trasferimento potrebbe non essere necessariamente sufficiente per sottrarsi del tutto alla potestà impositiva francese.
La Francia non introduce una tassazione forfettaria di tutti i cittadini residenti all’estero.
Con la legge finanziaria francese 2026 è stata tuttavia approvata una tassazione mirata, dipendente dal reddito, basata sulla cittadinanza per redditi molto elevati. Si applica per un periodo di dieci anni dopo il trasferimento e riguarda esclusivamente i casi di reddito rilevante e trasferimento in Stati con imposizione sensibilmente più bassa.
Per gli emigranti “ordinari” cambia poco. Per i grandi percettori, invece, cresce in modo significativo la necessità di verifiche fiscali.
Chi, come cittadino francese, pianifica un trasferimento o vive già all’estero e rientra nelle fasce di reddito indicate dovrebbe analizzare con attenzione la propria situazione individuale.
Siamo lieti di supportarvi nel valutare in modo strutturato il punto di partenza personale e nel sviluppare una strategia giuridicamente solida per il periodo successivo al trasferimento.